Audit acquisti: come analizzare gli acquisti di classe C?
Pubblicato da
Jeremy Ferrer
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Professione d'acquisto
Realizzare un audit degli acquisti è diventato indispensabile per comprendere e ottimizzare gli acquisti di classe C, un perimetro spesso sottovalutato ma responsabile di una parte importante dei costi nascosti. Questi acquisti, dispersi tra diversi reparti, fornitori occasionali e ordini non centralizzati, formano un insieme difficile da controllare senza un lavoro di analisi strutturato. Le organizzazioni che dispongono già di un approccio formale, ad esempio quelle che hanno studiato l’impatto degli acquisti di classe C sulla performance globale o che hanno intrapreso una strategia di outsourcing degli acquisti di classe C, dispongono di una base solida per spingersi oltre nel proprio percorso di diagnosi.
L’audit degli acquisti si basa su una logica semplice: vedere, comprendere, correggere. Permette di identificare le anomalie, valutare il livello di maturità del processo, individuare gli scostamenti di prezzo e migliorare la governance. Nel quadro degli imperativi di controllo interno, le metodologie raccomandate dagli organismi professionali della funzione finance e controllo di gestione offrono un riferimento interessante per strutturare l’analisi dei flussi contabili e operativi senza appesantire eccessivamente i processi. In definitiva, l’obiettivo è fornire una visione chiara e utilizzabile per ridurre i costi, rafforzare la conformità e migliorare la performance operativa.
Perché effettuare un audit degli acquisti di classe C?
Gli acquisti di classe C raggruppano tutti i beni e servizi necessari al funzionamento dell’azienda il cui valore unitario è basso, ma la cui frequenza e dispersione sono elevate. Coprono categorie molto diverse: servizi generali, manutenzione, IT, prestazioni occasionali, logistica, viaggi, materiali di consumo, piccoli equipaggiamenti. La loro dispersione e il loro basso valore unitario li rendono complessi da seguire, motivo per cui spesso sfuggono alla governance acquisti tradizionale. Per completare questo quadro, è possibile fare riferimento anche ai contenuti dedicati agli acquisti di classe C e alle loro specificità, che mostrano in che modo questo perimetro possa diventare un vero driver di performance quando viene gestito in modo strutturato.
Un audit sugli acquisti di classe C permette di ripristinare visibilità su un perimetro frammentato, spesso composto da micro-acquisti, fornitori occasionali e processi manuali. Questa visibilità è indispensabile per identificare scostamenti di prezzo, anomalie di fatturazione e inefficienze operative. Tra le constatazioni più frequenti troviamo i comportamenti di acquisto non centralizzati e le richieste fuori processo. In parallelo, diverse analisi di mercato mostrano che gli acquisti di classe C costituiscono un tema strategico per le direzioni acquisti, perché concentrano una quota significativa dei costi indiretti e amministrativi che pesano sui margini aziendali.
Un perimetro spesso poco controllato
Gli acquisti di classe C soffrono generalmente di tre problemi strutturali:
bassa visibilità, perché sono dispersi in diversi reparti;
bassa consolidazione, perché i volumi unitari sono ridotti e spesso non negoziati;
costi amministrativi elevati, perché ogni micro-transazione genera un ciclo completo (richiesta, ordine, fattura, pagamento).
I rischi “invisibili”
L’assenza di controllo sugli acquisti di classe C espone l’azienda a diversi rischi:
fornitori non qualificati;
variabilità dei prezzi per prodotti/servizi simili;
acquisti occasionali fuori panel (acquisti selvaggi);
documenti incompleti o non conformi;
sovraesposizione giuridica e amministrativa.
Tabella – Differenze tra acquisti diretti e acquisti di classe C
Criterio
Acquisti diretti
Acquisti di classe C
Visibilità
Alta
Bassa
Governance
Strutturata
Frammentata
Valore unitario
Elevato
Basso
Pilotaggio
Regolare
Occasionale
Rischi
Inquadrati
Sottostimati
Fase 1: raccogliere e ripulire i dati acquisti
La prima fase di un audit acquisti efficace consiste nel consolidare tutte le informazioni disponibili, spesso sparse in diversi sistemi. I dati provengono generalmente dall’ERP, dalla contabilità, dalle fatture, dalla gestione contrattuale, dagli acquisti occasionali o dalle carte aziendali. Per ottenere una visione sfruttabile degli acquisti di classe C, è essenziale riunire queste fonti senza omissioni e strutturarle in un formato omogeneo.
Un aspetto fondamentale in questa fase consiste nell’analizzare i comportamenti di acquisto frammentati, in particolare le micro-richieste che emergono quando la gestione non è centralizzata e che evidenziano fornitori occasionali o transazioni incoerenti. Questo approccio si allinea alle buone pratiche illustrate nella guida dedicata all’ottimizzazione delle richieste di acquisto, che mostra come una standardizzazione iniziale semplifichi tutto il ciclo.
Riunire tutte le fonti disponibili
I dati acquisti sono spesso dispersi in diversi strumenti, rendendo necessaria una fase di consolidamento rigorosa:
ERP e moduli acquisti;
fatture fornitori;
buoni d’ordine manuali o interni;
note spese;
acquisti spot o non catalogati;
storici fornitori;
contratti attivi.
Una raccolta esaustiva evita analisi distorte o incomplete.
Pulizia, normalizzazione e strutturazione
Una volta riuniti i dati, occorrono diverse azioni:
normalizzare i nomi dei fornitori;
raggruppare i duplicati;
uniformare le categorie merceologiche;
armonizzare i formati di input;
correggere anomalie di inserimento;
isolare transazioni incoerenti o incomplete.
Questa fase permette di mettere in sicurezza l’audit e costruire indicatori affidabili.
Tabella – Fonti interne da integrare nell’audit
Criterio / Fonte
Acquisti diretti / Informazioni raccolte
Acquisti di classe C / Valore aggiunto
Visibilità
Alta
Bassa
Governance
Strutturata
Frammentata
Valore unitario
Elevato
Basso
Pilotaggio
Regolare
Occasionale
Rischi
Inquadrati
Sottostimati
ERP
Ordini, fatture, consegne
Visione globale dei flussi
Contabilità
Codici analitici, pagamenti
Validazione finanziaria
Note spese
Acquisti individuali
Identificazione micro-acquisti
Strumenti di gestione
Contratti, anagrafiche fornitori
Analisi degli impegni
Acquisti spot
Richieste urgenti
Individuazione fuori panel
Fase 2: analizzare la spesa per categorie
Una volta consolidati e normalizzati i dati, l’audit acquisti può entrare nel vivo. L’analisi per categoria è fondamentale per comprendere la struttura della spesa, identificare leve di riduzione dei costi e individuare zone di rischio. Poiché gli acquisti di classe C sono spesso estremamente dispersi, una segmentazione rigorosa è indispensabile per chiarire volumi, frequenze, costi amministrativi e comportamenti d’acquisto.
Tra le anomalie più frequenti individuate in questa fase ci sono gli acquisti non catalogati, sintomo di una governance debole o di una mancanza di fornitori strutturati. Segmentare permette quindi di individuare le famiglie con maggiore potenziale di ottimizzazione, oltre a quelle che necessitano un migliore quadro fornitore. Numerosi studi di settore sull’ottimizzazione degli acquisti di classe C, come quelli che evidenziano il ruolo della consolidazione dei volumi, mostrano quanto questa fase sia determinante.
Segmentare la spesa per ottenere una visione chiara
La segmentazione consiste nel suddividere gli acquisti in famiglie omogenee:
materiali di consumo e forniture;
IT e software;
manutenzione e riparazione;
trasporto e logistica;
servizi professionali;
servizi generali;
acquisti occasionali non categorizzati.
Questa classificazione permette di isolare le categorie a maggiore frequenza, variabilità o esposizione agli acquisti fuori panel.
Identificare le anomalie in ogni categoria
L’analisi deve evidenziare:
variazioni di prezzo per prodotti simili;
acquisti fuori fornitore referenziato;
molteplicità di fornitori per lo stesso bisogno;
transazioni isolate non giustificate;
volumi troppo bassi per negoziare;
acquisti urgenti ricorrenti.
In questa fase compaiono i primi veri leve di risparmio, in particolare grazie alla razionalizzazione del panel fornitori e alla standardizzazione delle categorie. Sul tema del monitoraggio continuo, le best practice sono illustrate nel contenuto dedicato al cruscotto acquisti performante.
Fase 3: analizzare i fornitori
L’analisi del panel fornitori è una delle fasi centrali dell’audit degli acquisti di classe C. Permette di valutare la struttura delle relazioni fornitore, identificare rischi, inefficienze e opportunità di consolidamento. Mentre gli acquisti strategici sono generalmente ben presidiati, gli acquisti di classe C coinvolgono spesso un numero elevato di piccoli fornitori, in alcuni casi occasionali o non qualificati, aumentando la complessità gestionale e i costi amministrativi.
Un audit efficace deve valutare non solo il volume di attività, ma anche la qualità del rapporto fornitore: conformità documentale, rispetto dei tempi di consegna, performance operativa, frequenza degli incidenti, stabilità nel tempo, coerenza tariffaria. Molte di queste analisi sono alla base delle metodologie proposte nel contenuto dedicato al sourcing dei fornitori, che illustra come strutturare un approccio più maturo alle categorie critiche.
Concentrazione e dispersione del panel fornitori
Le organizzazioni prive di una strategia formale per gli acquisti di classe C si trovano spesso in presenza di:
un numero eccessivo di fornitori di piccole dimensioni;
acquisti dispersi, senza impegni formali;
una moltiplicazione delle fatture per importi ridotti;
differenze di prezzo significative per articoli simili;
una gestione amministrativa pesante e disomogenea.
Questa situazione riflette generalmente una mancanza di governance o un ricorso massiccio agli acquisti fuori panel.
Valutare le performance dei fornitori
La valutazione delle performance si basa su diversi criteri chiave:
coerenza dei prezzi e rispetto delle condizioni negoziate.
L’obiettivo è identificare i fornitori affidabili, quelli da migliorare e quelli da rimuovere dal panel.
Tabella – Indicatori chiave di performance fornitore
Indicatore
Ciò che misura
Interpretazione
Tasso di consegne puntuali
Affidabilità operativa
Capacità di mantenere gli impegni
Tasso di contestazioni
Qualità / conformità
Livello di controllo del fornitore
Differenza tra prezzo fatturato e prezzo negoziato
Disciplina tariffaria
Rischio di deriva dei costi
Documentazione conforme
Sicurezza giuridica
Livello di affidabilità amministrativa
Volume annuale
Importanza strategica
Giustifica o meno un contratto strutturato
Numero di fatture
Carico amministrativo
Potenziale di consolidamento
Identificare i rischi fornitore
Un’analisi approfondita permette di evidenziare tre tipologie principali di rischio:
Rischi operativi: ritardi, prodotti non conformi, prestazioni incomplete.
Rischi finanziari: instabilità del fornitore, dipendenze critiche.
Rischi giuridici: documentazione mancante, certificazioni scadute, assenza di contratto.
Ogni rischio deve essere mappato e ponderato per orientare le priorità di intervento e la gestione delle categorie.
Tabella – Tipi di rischio e implicazioni
Tipo di rischio
Descrizione
Impatto sull’azienda
Rischio operativo
Qualità variabile, ritardi
Discontinuità del servizio
Rischio finanziario
Stabilità economica incerta
Possibili interruzioni di fornitura
Rischio giuridico
Documenti assenti o scaduti
Non conformità e sanzioni
Rischio amministrativo
Processi manuali o incompleti
Aumento dei costi di gestione
Questa analisi è indispensabile per costruire un panel fornitori stabile, sicuro e coerente con le esigenze aziendali.
Fase 4: identificare gli acquisti di classe C selvaggi
Gli acquisti di classe C “selvaggi” — cioè gli acquisti fuori panel — rappresentano una delle principali debolezze di questo perimetro. Si verificano quando un collaboratore acquista direttamente un prodotto o un servizio senza seguire il processo interno. Questi acquisti, spesso effettuati in urgenza o per comodità, sfuggono al controllo, moltiplicano i fornitori e generano importanti variazioni di prezzo. Rappresentano inoltre una quota significativa dei costi nascosti rivelati dall’audit. Ulteriori approfondimenti sono disponibili nel contenuto dedicato alla riduzione degli acquisti selvaggi tramite IA.
Una parte essenziale dell’analisi consiste nell’individuare i comportamenti isolati all’interno del flusso di spesa, in particolare quando sono legati a ordini occasionali o fornitori non conosciuti dalla funzione acquisti. Questo fenomeno è strettamente correlato alle derive già osservate nelle categorie non catalogate e negli acquisti urgenti, sottolineando l’importanza di una maggiore centralizzazione e di un processo coerente.
Perché emergono gli acquisti selvaggi?
Le principali cause evidenziate durante un audit sono:
processo di acquisto troppo complesso o lungo;
assenza di un fornitore adatto a un bisogno specifico;
mancanza di comunicazione sulle regole interne;
urgenze operative non anticipate;
assenza di un punto d’ingresso unico per gli acquisti;
percezione che l’acquisto diretto sia più rapido del workflow ufficiale.
Quando il processo ufficiale non è più semplice dell’acquisto diretto, i collaboratori lo aggirano.
Come identificare gli acquisti non conformi?
Alcuni segnali d’allarme indicano la presenza di acquisti selvaggi:
acquisti presso fornitori non referenziati;
spese molto frammentate su importi ridotti;
fatture uniche per uno stesso fornitore;
grandi variazioni di prezzo per articoli identici;
ordini isolati realizzati fuori workflow;
acquisti urgenti ricorrenti nella stessa categoria.
Questi comportamenti appaiono molto presto nell’analisi della spesa e rivelano mancanze strutturali nella gestione delle categorie.
Tabella – KPIs per misurare gli acquisti di classe C selvaggi
KPI
Obiettivo
Cosa rivela
% di acquisti fuori panel
< 10 %
Livello di disciplina del processo
Numero di fornitori occasionali
-50 %
Dispersione e frammentazione
Variabilità dei prezzi
Minima
Assenza o inefficacia della negoziazione
Volume di acquisti urgenti
Stabilizzato
Carenze di pianificazione
Quota dei micro-acquisti
Ridotta
Inefficienza amministrativa
Scostamento ordine-fattura
Nullo
Conformità del ciclo acquisti
Fase 5: analizzare i costi amministrativi
Una delle sfide principali dell’audit acquisti consiste nel valutare il costo amministrativo reale degli acquisti di classe C. Sebbene i valori unitari siano ridotti, ogni transazione implica numerose attività: validazione, ordine, ricezione, trattamento della fattura, riconciliazione contabile e pagamento. Questo costo — spesso invisibile — è generalmente compreso tra diverse decine di euro per fattura. Secondo analisi pubblicate da fornitori tecnologici come TeamSystem, il costo medio di gestione di una fattura può facilmente superare il valore stesso del prodotto acquistato.
L’audit deve quindi considerare l’intero ciclo “richiesta → ordine → ricezione → fattura → pagamento”, poiché le inefficienze presenti in una sola fase generano ritardi, costi nascosti e un elevato carico amministrativo. Questo problema è particolarmente evidente quando diversi reparti generano acquisti isolati, senza una standardizzazione delle richieste. Per ridurre questa complessità, molti esperti raccomandano l’implementazione di processi digitali, come quelli descritti nella guida dedicata all’automatizzazione delle richieste di acquisto.
Il “vero costo” di un acquisto di classe C
Per analizzare correttamente i costi amministrativi, è essenziale valutare:
il tempo impiegato dagli operatori per creare la richiesta;
il tempo impiegato dai manager per validarla;
le comunicazioni interne (email, solleciti, telefonate);
il tempo necessario agli acquisti per emettere l’ordine;
la ricezione e il controllo dei beni/servizi;
il trattamento contabile della fattura;
eventuali contestazioni e anomalie;
la riconciliazione analitica.
Ogni fase genera un costo reale che l’audit deve quantificare.
Dove si generano le inefficienze?
La maggior parte delle aziende scopre durante l’audit:
una moltiplicazione delle micro-richieste;
workflow manuali lenti e poco controllati;
validazioni non standardizzate;
solleciti interni non tracciati;
fatture non conformi che richiedono correzioni;
acquisti spot con fatture uniche;
contestazioni frequenti su articoli non standard.
Queste inefficienze amministrative pesano notevolmente sulla performance globale dell’organizzazione.
Tabella – Costi amministrativi per fase del ciclo acquisti
Colonna 1
Colonna 2
Colonna 3
Tipo di rischio
Prima dell’audit
Dopo le azioni
Rischio giuridico
Documenti mancanti
Conformità rafforzata
Rischio operativo
Qualità variabile
Prestazioni stabilizzate
Rischio finanziario
Costi nascosti
Risparmi consolidati
Rischio fornitore
Panel instabile
Panel razionalizzato
Rischio amministrativo
Workflow manuale
Automazione completa
Rischio governance
Dati dispersi
Visione consolidata
Criterio
Acquisti diretti
Acquisti di classe C
Visibilità
Alta
Bassa
Governance
Strutturata
Frammentata
Valore unitario
Elevato
Basso
Pilotaggio
Regolare
Occasionale
Rischi
Inquadrati
Sottostimati
Fonte
Informazioni raccolte
Valore aggiunto
ERP
Ordini, fatture, consegne
Visione globale dei flussi
Contabilità
Codici analitici, pagamenti
Validazione finanziaria
Note spese
Acquisti individuali
Identificazione micro-acquisti
Strumenti gestione
Contratti, anagrafiche fornitori
Analisi degli impegni
Acquisti spot
Richieste urgenti
Individuazione fuori panel
Indicatore
Ciò che misura
Interpretazione
Tasso di consegne puntuali
Affidabilità operativa
Capacità di mantenere gli impegni
Tasso di contestazioni
Qualità / conformità
Livello di controllo del fornitore
Differenza prezzo fatturato vs negoziato
Disciplina tariffaria
Rischio di deriva dei costi
Documentazione conforme
Sicurezza giuridica
Affidabilità amministrativa
Volume annuale
Importanza strategica
Giustifica o meno un contratto
Numero di fatture
Carico amministrativo
Potenziale di consolidamento
Tipo di rischio
Descrizione
Impatto sull’azienda
Rischio operativo
Qualità variabile, ritardi
Discontinuità del servizio
Rischio finanziario
Stabilità economica incerta
Interruzioni fornitura
Rischio giuridico
Documenti assenti/scaduti
Non conformità e sanzioni
Rischio amministrativo
Processi manuali
Costi di gestione più alti
KPI
Obiettivo
Cosa rivela
% acquisti fuori panel
< 10 %
Disciplina processo
Fornitori occasionali
-50 %
acquisti di classe C. Le raccomandazioni devono essere realistiche, coerenti con il contesto aziendale e adeguate alla capacità operativa interna.
Le azioni proposte devono coprire processo, strumenti, panel fornitori e strutturazione delle richieste. Questo approccio trasversale è particolarmente efficace quando si basa su un’analisi dettagliata delle categorie maggiormente esposte a variazioni di prezzo o ordini isolati.
Razionalizzare il panel fornitori
La raccomandazione più immediata e spesso più redditizia consiste nel ridurre il numero dei fornitori su alcune categorie. I benefici principali:
consolidamento dei volumi e maggiore potere negoziale;
riduzione del numero di fatture;
minore rischio documentale;
semplificazione del pilotaggio;
diminuzione degli acquisti fuori panel.
Una razionalizzazione ben eseguita permette anche di strutturare accordi quadro e stabilizzare la qualità dei servizi.
Digitalizzare e automatizzare le richieste di acquisto
La maggior parte delle inefficienze emerse dall’audit proviene da processi manuali o poco digitalizzati. Le priorità includono:
implementare un workflow automatizzato;
standardizzare i moduli di richiesta;
ridurre le validazioni superflue;
garantire tracciabilità end-to-end;
accelerare il ciclo richiesta → ordine.
La digitalizzazione permette di rafforzare le regole interne riducendo i tempi di gestione e gli errori.
Attivare il sourcing sulle categorie critiche
Alcune categorie richiedono un sourcing mirato:
acquisti tecnici;
servizi professionali specializzati;
prodotti ad alta variabilità;
articoli con elevato tasso di incidenti.
Il sourcing mirato consente di:
ottenere offerte più competitive;
rafforzare la qualità dei servizi;
migliorare il rispetto dei tempi;
aumentare la conformità documentale.
Costruire un piano di conformità
A partire dall’analisi fornitori, è indispensabile costruire un piano di conformità che includa:
Tabella – Sintesi delle raccomandazioni dell’audit
Area
Raccomandazione
Beneficio
Panel fornitori
Riduzione e consolidamento
Riduzione dei costi e dei rischi
Processo
Automazione workflow
Velocità e riduzione errori
Dati
Normalizzazione
Visibilità e pilotaggio affidabile
Sourcing
Attivazione categorie chiave
Qualità e competitività
Governance
Standardizzazione regole
Riduzione fuori panel
Conformità
Piano documentale
Sicurezza giuridica
Tabelle di sintesi dell’audit acquisti
L’ultima fase dell’audit consiste nel consolidare i risultati in tabelle sintetiche che permettono alla direzione di identificare rapidamente priorità, risparmi e azioni da pianificare. Queste tabelle facilitano le decisioni e offrono una visione chiara del potenziale di miglioramento.
Tabella – Quick wins individuati
I “quick wins” sono azioni rapide da implementare, a bassa complessità e impatto immediato:
Azione rapida
Beneficio
Tempi
Raggruppare micro-acquisti presso un unico fornitore
Riduzione fuori panel
2–4 settimane
Uniformare i prezzi su 5–10 categorie chiave
Risparmi immediati
1 mese
Pulizia e normalizzazione anagrafica fornitori
Processo più affidabile
2 settimane
Ridurre validazioni inutili
Accelerazione processo
Immediato
Centralizzare richieste urgenti
Minore dispersione
2 settimane
Tabella – Benefici strutturali a medio-lungo termine
Area
Impatto
Orizzonte
Automazione processo acquisti
Riduzione costi amministrativi
3–6 mesi
Accordi quadro
Stabilità prezzi e qualità
6–12 mesi
Razionalizzazione avanzata panel
Meno rischi e meno fatture
4–8 mesi
Punto d’ingresso unico
Eliminazione acquisti selvaggi
3–6 mesi
Tipo di rischio
Prima dell’audit
Dopo le azioni
Rischio giuridico
Documenti mancanti
Conformità rafforzata
Rischio operativo
Qualità variabile
Prestazioni stabilizzate
Rischio finanziario
Costi nascosti
Risparmi consolidati
Rischio fornitore
Panel instabile
Panel razionalizzato
Rischio amministrativo
Workflow manuale
Automazione completa
Rischio governance
Dati dispersi
Visione consolidata
Conclusione
L’audit acquisti è uno strumento essenziale per riprendere il controllo sugli acquisti di classe C, caratterizzati da dispersione, variabilità dei prezzi e numerose micro-transazioni. Attraverso una raccolta dati affidabile, una segmentazione rigorosa, un’analisi approfondita dei fornitori e l’identificazione degli acquisti fuori panel, l’azienda può ottenere una visione chiara dei propri margini di miglioramento.
L’audit permette di evidenziare leve di risparmio immediate e al tempo stesso avviare una trasformazione strutturale: automazione del processo, razionalizzazione del panel fornitori, armonizzazione tariffaria, rafforzamento della conformità documentale e un pilotaggio regolare basato su indicatori affidabili.
Contatta i nostri esperti per realizzare un audit completo dei tuoi acquisti di classe C e individuare le azioni più efficaci per ottimizzare la tua organizzazione.
FAQ
Come identificare gli acquisti di classe C più costosi?
L’identificazione passa tramite un’analisi dettagliata di volume, frequenza e dispersione fornitori. Gli acquisti più costosi sono spesso quelli con elevato carico amministrativo, come micro-acquisti, fatture uniche o richieste non pianificate. Una categorizzazione rigorosa evidenzia rapidamente le aree a maggior potenziale di risparmio.
Quali KPI monitorare per un audit di classe C?
I principali indicatori includono variabilità dei prezzi, tasso di acquisti fuori panel, numero di fornitori per categoria, quota dei micro-acquisti e costo amministrativo per transazione. Questi KPI permettono di valutare il livello di performance e individuare derive significative.
Come prioritizzare le azioni dopo un audit?
Le azioni devono essere prioritarizzate in base a impatto finanziario, fattibilità e contributo alla riduzione dei rischi. Tra le priorità più efficaci troviamo la razionalizzazione del panel, la centralizzazione delle richieste e l’uniformazione dei prezzi.
Meglio un audit interno o esterno?
L’audit interno si basa sulla conoscenza profonda dell’azienda ma può mancare di neutralità. L’audit esterno offre invece un punto di vista indipendente, metodologie consolidate e benchmark settoriali per identificare anomalie e opportunità di risparmio con maggiore rapidità.
Con quale frequenza realizzare un audit degli acquisti di classe C?
La maggior parte delle aziende realizza un audit completo ogni 12–24 mesi. Un monitoraggio mensile tramite cruscotti consente di mantenere disciplina e prevenire derive tra un audit e l’altro.